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Il Blog di Gin Castelli
Fermare i propri pensieri sulle pagine di un blog è un nuovo modo per meditare, ritrovare se stessi e i propri spazi. Stai leggendo il mio diario: ritratto semiserio di una donna molto pubblica e poco privata. Istruzioni per destreggiarsi fra mille impegni di lavoro e la famiglia!
giovedì, 26 giugno 2008
Premetto che ho iniziato ad accostarmi al mondo del trucco nel lontano 1983 e nonostante ne sia passata di acqua sotto i ponti e siano cambiate diverse mode, ho un'idea piuttosto precisa di come dev'essere il make up della sposa. Di donne particolari, cioè che volessero un trucco diverso dal solito, ne avrò viste quattro o cinque in tutti questi anni! Di queste ricordo: una brasiliana un po' attempata che ha voluto un trucco pesante e tutto sul fucsia e una sposa con l'abito nero (sì, proprio nero) che voleva un trucco dark!  Erano gli anni 80... Tutte le altre erano e sono ragazze semplici, acqua e sapone, un po'  tese e nervose per i preparativi. Non avrei mai potuto e non potrei "stravolgerle" con il trucco! E' più forte di me. Amo la semplicità e naturalezza. Vediamo quindi insieme in cosa consiste il trucco della sposa secondo il mio punto di vista.

Pelle: mi piace luminosa e omogenea; è come una tela sulla quale andrò a dipingere il ritratto. Uso sempre fondi cremosi e di buona copertura ma non pesanti. Il segreto è nella stesura e nel miscelare i colori fra di loro per cercare il tono più "realistico". La cipria in polvere è un must, garanzia di perfetta tenuta per almeno 8 ore senza ritocchi. La scelgo rigorosamente opaca (eventualmente ne preparo una piccola parte con aggiunta di polveri iridescenti, argentate o dorate, che spennello a fine trucco prima del fissatore) e trasparente. Il colore del fard è sempre naturale con leggera virata in rosa carne per le carnagioni fredde e pesca per quelle calde.

Occhi: sono il punto "focale" della sposa, trasmettono le sue emozioni, i suoi stati d'animo. Per renderli intensi e luminosissimi utilizzo sulle palpebre i colori del trucco naturale come i diversi toni del marrone, del tortora, del beige e del grigio, illuminati da tocchi di rosa per le carnagioni fredde e di arancio per quelle calde. Le polveri che scelgo sono prevalentemente opache o leggermente brillantinate. Il trucco delle ciglia è rigorosamente waterproof; mascara nero per le brune e le castane, marrone scuro per le bionde e le rosse. L'intensità degli occhi la sottolineo con una bordura della palpebra superiore (quella inferiore la escludo a priori perché la zona è a rischio lacrime) usando matite o polveri marrone o grigio antracite che danno un effetto più morbido rispetto al colore nero e all'eye liner.

Sopracciglia: un aspetto da non sottovalutare mai perché aumentano l'espressività e il carattere dello sguardo. Devono essere ben delineate e in armonia con l'ossatura del viso (arcata temporale, zigomo e mascella) riempite negli spazi vuoti e qualche volta, se troppo chiare, rimarcate nel colore usando una matita per sopracciglia mezzo tono più chiara del colore dei peli.

Labbra: rigorosamente opache e ben definite - per dare un aspetto naturale e allo stesso tempo sofisticato - ma anche perché devono rimanere perfette per tutto il giorno: a prova di bacio per intenderci! Le trucco usando polveri e matite nei toni più vicino possibile al colore delle mucose. Le paste dei rossetti le uso solo in casi gravi di secchezza. Il lucidalabbra consiglio di applicarlo  solo dopo il servizio fotografico perché ungendo le labbra modifica il colore e la resistenza del trucco. NB: se vi piace il make up naturale più sappiate che è il più laborioso: il suo tempo di realizzo va' da 1 ora a 1 ora e mezza. Mettetevi quindi tranquille e rilassatevi sotto mani esperte.

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giovedì, 26 giugno 2008
Ho deciso di scrivere su questo argomento perché leggendo qua e là in rete, mi sono resa conto che è difficile valutare una brava truccatrice o make up artist, senza avere esperienza nel settore. Cercherò quindi di aiutarvi nella scelta spiegandovi quello che considero un giusto iter professionale riguardo al make up della sposa.

Premetto che, secondo me, un tempo accettabile per un primo incontro fra voi e il professionista è:

  • 6 mesi prima del matrimonio
  • dopo aver scelto l'abito, essersi schiarite le idee sullo stile dell'evento e aver scelto il fotografo

Perché con 6 mesi d'anticipo?


Semplice. Se la cliente non ha la pelle in ordine - perché è da tempo che non fa una pulizia del viso profonda, oppure perché usa cosmetici di trattamento troppo aggressivi o non ne usa affatto - questo è il tempo necessario per risolvere la situazione con l'ausilio di bravi professionisti (ovvero un'estetista). Nessun makeup artist o visagista - seppur bravo - potrà eseguire un buon trucco su una pelle disastrata!

Perché dopo aver scelto l'abito e lo stile?

Perché questo permette al professionista di fare una bella chiacchierata con la sposa, capire la sua personalità, i suoi gusti e determinare quindi che tipo di effetto dovrà dare al trucco. Durante questo primo incontro, io ad esempio, valuto non solo l'aspetto della pelle, ma anche la tipologia dei colori di base del viso - se sono freddi o caldi, se ci sono toni di contrasto, oppure toni morbidi (fra capelli, occhi e carnagione) - la sua morfologia e la conformazione delle sopracciglia. Mi faccio quindi un'idea globale del lavoro che andrò ad eseguire. Chiedo se ci sono allergie specifiche a principi attivi o reazioni a cosmetici particolari. In caso affermativo faccio subito una prova sull'avambraccio con i prodotti che ritengo idonei e se dopo 10 minuti non succede nulla, li provo direttamente sul viso. Solo dopo 24 ore avrò la certezza che quei prodotti non daranno problemi... Poi scatto una fotografia in primo piano che terrò in archivio per le elaborazioni successive. Se l'incontro va bene, cioè se la potenziale cliente decide di affidarmi il lavoro, fisso subito l'appuntamento per la prima prova trucco e nel frattempo contatto il fotografo incaricato del servizio fotografico per capire se ha esigenze particolari.

Il giorno della prova eseguirò il trucco che ho immaginato per quella sposa e scatterò qualche foto di prova. Se la sposa si piace, faccio subito un'elaborazione al computer per verificare il trucco sia con il colore che con il bianco e nero. Da lì capisco se devo rimarcare certi tratti o alleggerirli. Se il risultato è buono, rivedrò la sposa il giorno del suo matrimonio.

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mercoledì, 25 giugno 2008

dodiciLe dodici domande di Vikas Swarup

Ed. Guanda

Un romanzo divertente con finale a sorpresa. All'inizio non mi prendeva molto e leggevo una pagina al giorno, ma dalla quindicesima pagina ho preso il suo ritmo incalzante ed è iniziata la curiosità di sapere come sarebbe andata a finire!

Colpevole di aver risposto correttamente a tutte e dodici le domande di un quiz televisivo, e di aver vinto un miliardo di rupie, il cameriere diciottenne Ram Mohammad Thomas viene arrestato. Un goffo paria di Mumbai come lui, che non è mai andato a scuola e non legge i giornali, non poteva conoscere le risposte. Per questo i produttori della trasmissione sono convinti che abbia imbrogliato. Certo è che se l'è andata a cercare: come ripetono gli anziani della baraccopoli in cui vive Ram, non è saggio cercare di oltrepassare la linea che separa l'esistenza del ricco da quella del povero. In questo mondo, non c'è speranza di riscatto. Ma c'è una debole speranza di salvezza, che ha il volto di una donna venuta quasi dal nulla e che dichiara di essere il suo avvocato difensore. Per il momento Ram Mohammad Thomas è salvo, può ringraziare Dio secondo le tre religioni che i suoi tre nomi onorano. Lo aspetta la notte più lunga della sua vita, quella in cui dovrà spiegare al suo inaspettato legale come sia riuscito a rispondere. Voto 9

 

danzatriceLa danzatrice bambina di Anthony Flacco

Ed. Piemme

Ancora una storia vera dai risvolti incredibili. La forza di un padre che attraversa mille difficoltà per portare aiuto alla sua bambina, scoprendo così che anche colui che è considerato il nemico può rivelarsi un amico davvero prezioso.

Zubaida è una bambina di nove anni che vive in uno sperduto villaggio del deserto dell'Afghanistan e che ha la particolarità di esprimere la propria vitalità danzando. Un giorno, in seguito a un incidente domestico, cade preda del fuoco e riporta ustioni mortali che la riducono a uno stato vegetale e la sfigurano completamente. Nonostante le possibilità di salvezza siano scarse, il padre la porta in diversi ospedali, sempre per sentirsi dire che i mezzi a disposizione non permettono le cure necessarie; l'uomo tuttavia non si dà per vinto e la porta fino al campo militare degli americani. Qui incontra un soldato che, colpito dalla sofferenza e dallo sguardo intenso di Zubaida, contravviene alle regole militari e decide di aiutarli: inizierà così l'odissea che porterà padre e figlia in America. Voto 8

 

cuccetteCuccette per signora di Anita Nair

Ed. Neri Pozza


Uno spaccato dell'India che non conoscevo. Un romanzo scorrevole e curioso.

Akhila ha sempre sognato di entrare in uno degli scompartimenti riservati alle signore nei treni in partenza da Bangalore, sistemando i bagagli e stringendo in mano i biglietti. Di sedersi, girando la schiena al suo mondo e puntando lo sguardo in direzione di una meta nuova e lontana. Di partire. Di fuggire. Di staccare la spina. Akhila ha quarantacinque anni, non ha un marito né figli, né una casa e una famiglia. Non è una persona impulsiva, non indossa sari leggere di chiffon e di seta artificiale che non si spiegazzano, ma quelle di cotone inamidato che richiedono tempo e pazienza a stirarle. Si pregia perciò di essere una donna organizzata che non si abbandona facilmente ai suoi sogni. Voto 7

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