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Il Blog di Gin Castelli
Fermare i propri pensieri sulle pagine di un blog è un nuovo modo per meditare, ritrovare se stessi e i propri spazi. Stai leggendo il mio diario: ritratto semiserio di una donna molto pubblica e poco privata. Istruzioni per destreggiarsi fra mille impegni di lavoro e la famiglia!
giovedì, 31 luglio 2008
L'estate di Rimini è uno dei ricordi più intensi della mia vita. In due mesi divenni molto popolare e non solo perché ero la ragazza dell'autobus: il mio carattere espansivo ed esuberante piaceva molto alle donne! Di questo mi accorsi subito. No, non in quel senso... Volevo dire che non c'era rivalità di alcun tipo. Non mi sono mai considerata una bomba sexy - tipo Ester - anche se mi difendevo bene. La mia è sempre stata una bellezza carismatica. Ricordo, infatti, che uno dei due titolari - quello con la lingua più lunga - si arrovellava per capire il segreto del mio successo. A suo parere non ero figa... come lo intendeva lui, ovvio, però notava che c'erano tanti ragazzi che mi gironzolavano intorno e non riusciva a spiegarselo. Carino eh?

Il mio fascino attraeva soprattutto le straniere: le avvicinavo in spiaggia, al bar, per strada, praticamente ovunque. Non c'era lingua inglese, tedesca o francese che mi frenasse. Io mi facevo capire sempre e dove non arrivavo con i termini linguistici mi esprimevo a gesti. Ero una calamità naturale! La mia verve agiva da catalizzatore e le fanciulle mi adoravano. Tanto che la sera venivano a ballare tutte nel mio locale, lasciando i PR delle altre discoteche a bocca asciutta. Per divertirle avevo inventato una specie di gioco delle coppie. Mi ero procurata degli adesivi neri, rotondi, con stampata in bianco la B di Barcelona. Spiegavo loro che con quel bollino, attaccato sull'abito o sulla camicetta, avrebbero incontrato tanti altri ragazzi. Fu un successone! Quando rientravo dal mio giro all'una di notte mi divertivo a fare da "Cupido" in discoteca mettendo insieme le coppie e facilitando le amicizie. E qualche volta, anzi piuttosto spesso... veniva fuori qualcuno di interessante anche per me.

Assaporavo la libertà totale. Ero al centro dell'attenzione. Ed ero popolare, così popolare che
i turisti mi fotografavano mentre mi dimenavo cantando sull'autobus! Vestivo in modo eccentrico, molto colorato, esprimendo la mia creatività e la gente si divertiva e si godeva lo spettacolo. Per i miei 23 anni era una situazione davvero elettrizzante. Però ebbi anche molti fastidi. Soprattutto con i gestori degli altri locali. Non ero a conoscenza del loro codice di comportamento non scritto perché nessuno si era mai preso la briga di spiegarmelo. Diciamo che ognuno aveva il proprio territorio per fare le pubbliche relazioni e secondo loro, io con la mia energia così vitale stavo invadendo quel territorio. In realtà, io lavoravo sempre e solo nei luoghi che mi erano stati assegnati dai titolari e non era certo colpa mia se la notorietà acquisita rompeva quei confini. Ma per evitare questioni venni esortata a "darmi una calmata". Facile a dirsi. Meno facile a farsi... Avete presente un vulcano in eruzione? Provate a fermarlo!

Tutta questa notorietà e gioia di vivere mi procurò anche molte invidie, soprattutto nel gruppo di ragazzini con cui lavoravo la sera. Come raccontavo all'inizio ci davano mille lire per ogni persona pagante che portavamo nel locale. Avevamo in dotazione delle cartoline con le quali il cliente riceveva uno sconto sul biglietto d'ingresso. Su queste cartoline c'era il timbro di riconoscimento di chi aveva fatto le PR. I miei incassi andavano bene, ma in agosto - periodo piuttosto intenso sotto il profilo lavorativo - mi accorsi che alcune delle mie cartoline erano state gettate nei bidoni della spazzatura proprio accanto il locale. Era ovvio che qualcuno cercava di farmi le scarpe! Protestai con i titolari, rivendicando i miei soldi e i miei diritti, ma erano sordi da entrambe le orecchie. Secondo loro stavo esagerando. Anche perché guadagnavo già tanto, cos'era qualche cartolina in meno? Avevano diritto anche loro di fare qualche soldino... Sti cazzi! Io con quei soldi ci vivevo e ci pagavo l'affitto di casa, mentre quei disgraziati vivevano con mamma e papà. Ma avevo capito l'antifona: io ero straniera, una friulana, mica una riminese! Prima di me sarebbero sempre venuti i loro figli. Era ora di svegliarsi dal sogno e affrontare la realtà.

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mercoledì, 30 luglio 2008
Come dicevo nell'articolo sulla "prima impressione", l'immagine lavorativa è molto importante, soprattutto se volete fare carriera! Vediamo allora insieme qualche look professionale per il mondo del lavoro. Il completo che vedete nell'immagine qui sotto è costituito da colori sobri e neutri. Il pantalone è a vita alta quindi slancia e snellisce anche "le piccoline" e quelle con i fianchi "pienotti". E' un modello classico, che non va' fuori moda, quindi se li trovate anche in colori diversi, come nero, blu e marrone, acquistateli con tranquillità perché fate un affare! Da evitare per l'ufficio - soprattutto se lavorate a certi livelli, come ad esempio in banca - i modelli a vita bassa che lasciano fuori l'ombelico così come i "pinocchietti" alla Brigitte Bardot, molto fashion ma poco adatti al contesto. Meglio indossarli nel tempo libero. Il giacchino corto contribuisce a slanciare la figura e il colore dona molta luce al viso. La camicetta con collo a jabot rende il tutto elegante senza eccessi. Perfetta la manica lunga o a tre quarti e lo scollo all'americana che lascia scoperta una parte di spalla. Se al posto della camicetta volete portare un top molto scollato, o una canotta, ricordate che per essere "formali" non potrete togliere la giacca. Quindi se fa molto caldo, occhio agli abbinamenti.


02tailImmagine tratta da Spiegel

Anche il robe manteaux  - abito usato in inverno e in primavera, diritto o sciancato, abbottonato sul davanti, o a doppiopetto, con collo e revers a uomo - è un classico da ufficio spesso sottovalutato. E' un capo che pur essendo molto femminile comunica efficienza e professionalità. Non passa mai di moda e se non lo trovate nei negozi è comunque facile farselo fare da una buona sarta.


robemanteauFonte sconosciuta


rob02
Fonte sconosciuta

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martedì, 29 luglio 2008
Simbolo di femminilità e seduzione, la scarpa con il tacco alto è da sempre presente nell'immaginario erotico maschile. Noi donne lo sappiamo bene. Ma quello che spesso ignoriamo è ciò che gli uomini pensano del tacco e cioè che, da amico fedele, può diventare all'improvviso nemico acerrimo e comunicare al mondo un messaggio preciso: sono una signora - cioè over 40 - e mi piace la comodità, sono una donna di classe e lo sottolineo con un incedere elegante, oppure sono un troione (e non lo sapevo!). E' risaputo che il tacco slancia. Slancerebbe anche una zampa di porco! Ma quanta fatica si fa per quella manciata di centimetri in più? Senza rendersi conto, fra l'altro, che sono proprio quei centimetri a fare la differenza.

La "signora" (a prescindere dall'età anagrafica) porta sempre scarpe con tacco medio di 4 o 6 centimetri di altezza e sufficientemente largo per dare conforto alla postura. La punta è comoda, spesso arrotondata o quadrata; il modello - sia decolleté, sia sandalo - abbastanza sobrio.


chanel chiara
La "donna di classe", invece, predilige altezze dagli 8 ai 10 centimetri e tacchi rigorosamente a spillo. Questo conferisce alla camminata un movimento ondeggiante che evidenzia il fianco e che costringe alla lentezza del passo. I modelli sono originali, scelti con grande cura e ovviamente abbinati alla borsetta.


dorsay incr

E il troione? Apriamo un capitolo pietoso. Il troione indossa sempre modelli inadatti, sia alla sua andatura che al momento della giornata. Più che camminare direi che si "arrampica" sui tacchi alti con incertezza e pendenze pericolose. Sceglie sempre scarpe di altezze vertiginose, sopra i 10 centimetri, corredate di plateaux. Si muove sgraziata, con le ginocchia piegate, e non brilla certo per classe ed eleganza.




Immagine tratta da Ohmyshoes


E voi, che tipo di donna vi sentite? Ah, precisiamo: per qualsiasi controversia sul suddetto articolo, non prendetevela con me. Io ho solo riportato il pensiero maschile. Però amerei sentire un vostro parere spassionato.

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