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Il Blog di Gin Castelli
Fermare i propri pensieri sulle pagine di un blog è un nuovo modo per meditare, ritrovare se stessi e i propri spazi. Stai leggendo il mio diario: ritratto semiserio di una donna molto pubblica e poco privata. Istruzioni per destreggiarsi fra mille impegni di lavoro e la famiglia!
venerdì, 17 luglio 2009
Lucia è appoggiata al bancone, le dita aggrappate al ripiano. Nel negozio ci siamo solo noi tre: il silenzio è assoluto. Laura osserva la pietra con il monocolo rigirandosi l'anello fra le mani. Alza gli occhi, mi guarda, poi li riabbassa sulla pietra. Osserva Lucia di sottecchi, senza farsi notare. Torna a guardare me, poi di nuovo la pietra. Infine sospira: «Gin, hai un buon occhio. Complimenti. Un carato e venti
«Ah, però. Mica male.» Osservo speranzosa.
«Peccato sia un normalissimo zircone!»
Ecco il verdetto finale. Arriva come una mazzata sulla testa. Lucia vacilla leggermente aggrappandosi più forte al ripiano. Le labbra strette. Non dice una parola, non un gemito. Tace.
Laura ed io ci guardiamo dritto negli occhi: «Anche uno zircone fa la sua figura. No?» Le chiedo.
«Ah, sicuro. Fra l'altro oggi fanno delle imitazioni così realistiche che solo un occhio esperto può accorgersene.»
«Quanto può valere? Così tanto per farsi un'idea...» Chiedo.
«Beh, diciamo che con trecento euro lo porti a casa» e aggiunge «naturalmente la montatura è in oro bianco. Volendo, puoi sempre montare una pietra vera.»
«Certo.» Ci giriamo entrambe verso Lucia che non ha ancora aperto bocca. Armeggia sul telefonino con aria assorta.
«Lu» le dico piano. Lei alza lo sguardo e mi fissa senza capire. «Allora?»
«Sì, andiamo.» All'improvviso si ridesta dal torpore. Veloce mette in borsa il telefonino e porge la mano a Laura. «Grazie di tutto. E' stata molto utile.»
«Figurati. Ma dammi del tu» le risponde Laura sorridendo. «Se hai bisogno di altro torna a trovarmi sai?» Le stringe la mano e girandosi verso di me: «Vedi di non far passare un altro anno prima di farti rivedere, eh? D'accordo?»
«Non mancherò. Promesso.» Prendo Lucia sottobraccio e usciamo dal negozio. Fuori il tempo è cambiato. Grosse nubi minacciano pioggia. Come l'umore di Lucia che in silenzio cammina al mio fianco.

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lunedì, 13 luglio 2009
«Senti Lucia, ti dirò quello che penso.» Dico sorseggiando il caffè.
«Questa storia non mi piace. C'è qualcosa che non va'. Lo sento “a pelle”.» Non riesco più a stare zitta, se non parlo scoppio!
«Cerchiamo di ragionare. Ammettiamo per un momento che sia tutto vero, cosa che non credo, ma ammettiamo sia vero. Lui è veramente innamorato di te, ha intenzione di lasciare la moglie e ti regala un diamante. Hai idea di quanto può valere quell'anello?»
Lucia guarda la mano assorta.
«A occhio e croce sarà più di un carato di pietra. Se è vero, hai addosso quattro/cinquemila euro di anello.» Sgrana gli occhi stupita.
«Se vuoi possiamo chiedere a Laura che ha oreficeria e s'intende. Ma credi, mi sbaglio di poco. Adesso spiegami, perché un uomo come lui, benestante, milanese, dovrebbe innamorarsi di una  venticinquenne conosciuta in chat, che vive in un buco di città fuori dal mondo, che fa l'operaia, anzi correggo, faceva l'operaia in una fabbrica, senza progetti per il futuro, quando a Milano ha a disposizione modelle, indossatrici, aspiranti veline e chi più ne ha più ne metta. Ragazze bellissime, molto più decorative di te, disposte a tutto.»
Apre la bocca per dire qualcosa. «No, aspetta. Lasciami finire. Ammettiamo che sia così. Che cosa sai di lui? Niente, lo conosci appena. Pensi davvero che lascerà sua moglie per te? Io credo che abbia solo voglia di divertirsi. Se fosse VERAMENTE innamorato non ti avrebbe permesso di mollare il lavoro, a meno che non ne avesse uno lui da offrirti. Eppoi, perché prendere in affitto un attico in centro quando c'è già il tuo appartamento? Lo sa che stai pagando un mutuo? Pensa di pagartelo lui? Pagherà sia l'affitto che il mutuo? Ha intenzione di mantenerti qui a Udine oppure pensa di portarti a Milano?

Lei resta in silenzio bevendo il suo caffè. Sul viso è comparsa un'espressione enigmatica.
«Lucia sveglia. Questo non è “Pretty woman” e tu non sei a Julia Roberts. Chiediti perché fa tutto questo? Dove vuole arrivare?» La domanda non ottiene risposta.
«Senti» le dico prendendole la mano «sai che ho più esperienza di te in queste cose. Conosco quegli ambienti, sono molto competitivi. Non c'è spazio per brave ragazze di provincia.»
«E se non fosse vero? Se non è quello che dice... Tu che pensi?» Finalmente parla.
«Beh. O è un pazzo che sta sperperando i soldi di famiglia. Non sarebbe né il primo né l'ultimo...» Sospiro. «Oppure è un pappone.» Finalmente l'ho detto.
«Un cosa?»
«Un pappone. Un magnaccia. Quelli che cercano brave ragazze per portarle alla prostituzione!»
«Non ci credo. Non è possibile.» Dice scuotendo la testa. «Cosa te lo fa pensare?»
«Lucia, credimi. Ne ho incontrati diversi quando lavoravo a Rimini ventanni fa. Sono uomini molto pericolosi perché sembrano dei bravi padri di famiglia. Sono dolci, rassicuranti, comprensivi e ti riempiono di regali. Hanno solo uno scopo in mente: farti innamorare per poi spingerti sulla strada.
«Io non sono così stupida. Lui non è il tipo...»
«No. Non sei stupida. Però sei un'ingenua. Non hai esperienza del mondo. Non sei mai uscita da Udine, non hai idea di cosa ci sia fuori da questa tranquilla cittadina. Qui non succede mai nulla. Ma fuori è diverso e un pappone fiuta lontano un miglio le ragazze ingenue.»
«Potresti sbagliarti.»
«Sì, è vero. Potrei sbagliarmi. Ma sta a te decidere. Puoi berti tutto quello che vuoi, oppure aprire gli occhi e iniziare a farti delle domande.»
«Tu cosa faresti? Se fossi al posto mio?»
«Beh, intanto vorrei sapere se l'anello è vero o è un tarocco.»
«Certo che se è falso... glielo faccio mangiare.»
«Forza, dai. Alza le chiappe che andiamo da Laura.»
«Adesso?» Sembra sorpresa.
«Certo, adesso. Fuori il dente, fuori il dolore. Meglio chiarirsi subito questo dubbio, no?» Mi alzo e faccio per prendere il portafoglio.
«Lascia stare. Pago io.» Dice pronta Lucia.
«Giusto. Anche perché la consulenza amorosa ti costerà cara!»
Scoppia in una risata argentina. «Spero di non dover aprire un altro mutuo per pagare i debiti.»
«Ah, non lo so.» Rispondo ridendo e insieme usciamo dal bar.


Perché siamo arrivate a questo punto? Leggi la puntata precedente.

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martedì, 07 luglio 2009
Quando Lucia chiama sono rogne. La conosco. Se la voce al telefono è allegra e leggera significa che deve dirmi qualcosa con urgenza; se parla del più e del meno e non arriva mai al punto, deve dirmi qualcosa di importante, con urgenza.

Mi dà appuntamento in un negozio del centro. La scusa è quella dei saldi: urge un mio parere su un acquisto. Non la bevo, ma ci vado lo stesso. Sono passati tre mesi dal nostro ultimo incontro: cosa sarà successo nel frattempo? Tremo al pensiero.

Come al solito arriva in ritardo. Sgambetta su un paio di sandali rossi dal tacco improponibile. La minigonna bianca è inguinale, il top rosso nasconde l'indispensabile. Ha i capelli raccolti da una pinza; il trucco è vistoso. Mi abbraccia e bacia la guancia con finto trasporto. 
«Ciao bella! Come stai? E' tanto che aspetti?»
Il tono è sufficientemente alto da far girare tutti i presenti. A lei piace l'ingresso “teatrale”. Non lo fa con malizia, ma solo per posa.
«Ciao Lu» le rispondo, «saranno dieci minuti buoni che ti aspetto, sai che ho il vizio di arrivare puntuale!» Sorrido e le restituisco l'abbraccio. Non amo questo tipo di smancerie; preferisco riservarle ai commiati più lunghi, ma con lei è quasi d'obbligo.
«Allora, cosa mi racconti di bello? A casa tutto bene?»
«Il solito... » Mentre parla guarda qua e là fra gli scaffali. «Papà è sempre preso dal lavoro, lo sai com'è. Adesso pare che frequenti una tipa.»
«Ah, bene. Era ora. L'hai conosciuta?»
«No, ancora no. L'ho solo sentita al telefono. Pare sia una cosa seria. Staremo a vedere.» Tira  fuori da uno scaffale un paio di pantaloni neri. Li guarda un attimo poi li rimette giù. «E di te che mi racconti? Hai finito i corsi?»
«Sì. Ho finito scuola due settimane fa. Quest'anno ero molto stanca, non vedevo l'ora di finire.»
«Ci credo. Non so come fai a star dietro a tutto!»
«Nemmeno io.» Mi guardo attorno: «Cosa stiamo cercando?»
«Ah, nulla di particolare. Cercavo un paio di pantaloni neri di lino, quelli che ho a casa sono da buttare.»

Ci spostiamo dall'altro lato del negozio. «Il lavoro? Tutto bene?»
Sono le tipiche domande di routine che mi servono per portarla “al dunque”. So bene che se le faccio una domanda diretta tipo: "Allora cosa volevi dirmi?" Otterrei solo una chiusura totale. Quindi, attendo con pazienza che faccia il suo giochino della conversazione banale...
«Mi sono licenziata.» Ecco la bomba!
«Ti sei cosa?» La tiro per un braccio e la giro verso di me.
«Ho capito bene?» Non credo alle mie orecchie. E' impazzita!
«Sì. Mi sono licenziata il mese scorso. Non ne potevo più di quel lavoro di merda.» Il tono adesso è strafottente. Sono frastornata.
«Lucia, ti rendi conto del periodo che stiamo vivendo? Siamo in piena crisi economica e tu ti vai a licenziare? Con un mutuo per giunta? Con cosa pensi di pagarlo?» Lei mi guarda tranquilla. Non tradisce il minimo turbamento.
«Senti, non potevo continuare così. Venivo sfruttata. Lavoravo a nero, senza contributi e con una paga di merda. Cosa dovevo fare ancora, dargli il sangue?» Sbuffa imbronciata. «Ho deciso di guardarmi intorno e cercare un'occasione migliore.»
«Fai bene. Bisogna sempre guardare avanti. Ma non potevi farlo mentre lavoravi?»
«No. Ne avevo le palle piene. Ma non preoccuparti, i miei problemi sono finiti.» Sorride, ma ancora non mi guarda negli occhi.
«Ah, si? Hai vinto al Totocalcio oppure hai trovato chi ti mantiene?»
«Forse.» Adesso sì che mi guarda negli occhi. Ci siamo, sta per arrivare la “rogna”.
«Lo so che non approverai...» Sì, lo penso anch'io. «Ma... mi sono rimessa con Max.»
Lo sospettavo. Se fosse stato qualcuno di nuovo l'avrebbe annunciato semplicemente al telefono.
«Max. Quello conosciuto in chat? Lo schifoso bastardo? Quello del locale per scambisti?»
«Ma si. Lui. Lo sai che è lui. Dai, usciamo. Andiamo a berci un caffè.»
Adesso non le interessa più cercare un paio di pantaloni. Mi prende sottobraccio e usciamo dal negozio.

«Senti... ti devo spiegare un bel po' di cose. Intanto quella storia del locale per scambisti è stata tutto un equivoco.»
«Ah, si?»
«Sì. Lui non faceva sul serio, voleva solo mettermi alla prova.»
«Questo te l'ha detto lui?» Tremendo oltre che bastardo.
«Sì. Voleva capire fino a che punto sarei arrivata. Se ero una "facile" che andava con lui solo per i suoi soldi o se ero veramente innamorata.»
«Capisco.» Certo che capisco.
«Quando l'ho lasciato avevo veramente deciso di chiudere. Credimi. Poi lui ha iniziato a tempestarmi di telefonate, mi cercava in chat, mi riempiva di e-mail, alle quali non rispondevo. Ma che leggevo, ovviamente. Mi spiegava che era dispiaciuto ma che quello era l'unico modo per capire se ero una ragazza seria. Capisci? Per un po' non gli ho dato retta. Poi, un giorno l'ho trovato sotto casa con un enorme mazzo di rose rosse.»
«Ma che carino...» Strategie.
«Mi ha chiesto di tornare insieme. Ha detto che mi amava e che non poteva vivere senza di me. Era sincero. E, aspetta, una frase mi ha colpita. Ha detto: “Hai colorato i miei giorni grigi.” E lì ho capito che anch'io volevo ritornare con lui.»
Silenzio. Servono parole in questi momenti?
«Non dici nulla?»
«Ti ascolto Lucia. Vai avanti.»
«Tu non credi che sia sincero, vero?»
Siamo arrivate al bar. Ci sediamo fuori, davanti alla piazzetta. La città è tranquilla, fa molto caldo e a parte i colombi, non si sentono rumori di sorta.
«Lucia» mi secca fare la rompicoglioni di turno «tu sai come la penso vero? Se lui fosse libero sarebbe un discorso, ma è sposato. Quindi... Con lui non hai futuro.»
«E se ti dicessi che la cosa fra noi è seria?»
«In che senso seria?»
«Vuole lasciare la moglie.»
«Dopo tre mesi che vi conoscete? Non è realistico.»
«Non  è realistico? Intanto, ci frequentiamo da otto mesi.» Il tono sottolinea l'importanza di quei mesi. «Quindi, non è da poco che ci conosciamo. Eppoi, mi ha regalato questo.» Sorridendo tira fuori dalla borsa di Gucci una scatolina blu di velluto. Riconosco immediatamente il tipo di “contenuto” senza aprirla. L'uomo è più abile di quanto pensassi. Ma se quello che Lucia mi sta mostrando è un diamante vero, è anche incredibilmente generoso!
«Caspita. Che anello. L'hai fatto valutare?»
«Gin!» esclama scandalizzata «non penserai mica che sia falso?»
Si, certo. «Ma no, ovvio che no. Scherzo. E' bellissimo. Mettilo un po'?»
Ha l'innocenza della giovane età e allo stesso tempo qualcosa di “rapace” nello sguardo. Non capisco se fa finta o se è davvero presa dalla storia.
«Ti sta molto bene. L'uomo ha buon gusto.» In questo sono sincera.
«Sì, piace molto anche a me. Ma non è finita qui.» Quello sguardo mi fa presagire ancora rogne... «Mi ha preso un appartamento. Un attico in centro.»
«In che senso scusa? Non hai il tuo?»
«Ma Gin, questo è un attico in centro! Dovresti vederlo, è una figata.»
«Lucia un momento. L'ha comprato o è in affitto?» Non ci capisco nulla.
«No, non l'ha comprato. L'ha preso in affitto per me, per noi. Il mio non gli piaceva; preferisce che viva lì. Lui verrà a trovarmi nei weekend e staremo insieme. Non è meraviglioso?»

No, non credo sia meraviglioso. Ma non glielo dico. Non ora almeno.
La situazione non mi piace. Lui è sposato, quarantacinque anni, a quanto pare benestante, lavora e vive a Milano, s'innamora di una normalissima venticinquenne di provincia, un po' appariscente, è vero, la provoca con il locale di scambisti, lei lo molla, lui la rincorre, si rimettono insieme, le regala un diamante e le affitta un appartamento. Perché? Non potevano vedersi ugualmente nell'appartamento di lei?

C'è qualcosa che mi sfugge...
Voi cosa pensate? Faccio  bene a insospettirmi?


Non sai chi è Lucia? Leggi i capitoli precedenti:
C'è crisi: ma dove?
Lucia
Scuse e chiarimenti
Scambi di idee

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