Il Blog di Gin Castelli
Fermare i propri pensieri sulle pagine di un blog è un nuovo modo per meditare, ritrovare se stessi e i propri spazi. Stai leggendo il mio diario: ritratto semiserio di una donna molto pubblica e poco privata. Istruzioni per destreggiarsi fra mille impegni di lavoro e la famiglia!
mercoledì, 25 novembre 2009
Piano piano, a fatica, riemergo dall'inferno.
Nessuna influenza, nessun imprevisto o accidente incidentale. Solo lei: la fibromialgia. E' tornata più rabbiosa che mai, colpendomi all'improvviso durante il sonno. Mi sono semplicemente girata su un fianco allungando un braccio per spegnere la sveglia e una scossa mi ha attraversato il cervello, come una scarica elettrica. Tutto qui. Semplice. Ma tanto è bastato per impietrirmi dal dolore, dal collo giù giù fino alle gambe. A nulla sono valsi i miorilassanti, gli analgesici, i bagni caldi. Il dolore non mollava e contraeva tutti i muscoli. Un colpo di tosse, un sorso d'acqua bastava per farmi vedere le stelle. Mai prima d'ora la fibro aveva colpito così duramtente. Ho tenuto duro un giorno, in attesa che arrivasse lui, il fisioterapista dalle manine d'oro, forti come morse d'acciaio. Quelle mani sono la mia salvezza anche se mi fanno piangere dal dolore. Ma resisto perché so che dopo starò meglio. Oggi è tornato, stupito di vedermi ancora rigida e allora giù un'altra sgranocchiata di mani: «Domani vedrai starai meglio.»
Lo spero.
Un grazie dal cuore a voi che avete notato la mia assenza e preoccupati avete scritto. Non potevo rispondere ma ho letto le vostre e-mail e mi sono commossa. Sì, mancate molto anche a me. Questo mutuo scambio fra voi e me oramai appartiene al mio quotidiano. E un grazie anche alla mia amica Anna che sta scrivendo queste righe sul blog divertendosi come una matta perché - dice - con le mani sulla mia tastiera si sente "gasata" e forte come un'acqua minerale. Non riesco ancora a scrivere da sola perché le nevralgie sono forti, ma domani, come disse qualcuno, è un altro giorno.
venerdì, 13 novembre 2009
L'altra sera ero a una cena di lavoro. In questo periodo se ne fanno diverse. C'erano molti colleghi più qualche infiltrato occasionale: un marito, un'amica, due mogli. Parlando del più e del meno spunta l'argomento blog: il mio, ovviamente. Devo dire che fra i presenti nessuno è multimediale quanto me, anzi. Molti di loro usano il portatile come una macchina da scrivere, evitando di complicarsi la vita con conoscenze tecniche. Però sono curiosi come scimmie e fanno domande. Un sacco di domande. Oltre a leggere avidamente tutto ciò che scrivo. Credo che l'aspetto che fanno più fatica a comprendere sia il motivo per cui non uso il blog per pubblicizzare il mio lavoro.
«Senti Gin... ma con il blog guadagni qualcosa?» Esordisce Chiara, una brunetta piuttosto sveglia.
«No. Almeno per ora non m'interessa.»
«E allora, scusa la domanda, perché lo fai? Perché scrivere sul blog? Non è una perdita di tempo?»
«No, non direi. Lo faccio perché mi piace e lo faccio volentieri. Tu non fai altrettanto quando crei le scatoline con il decoupage? Mentre tu fai scatoline io scrivo. Non lo considero una perdita di tempo. Tu si?»
«No, certo che no. Ma è diverso!» E' stupita.
«Oh, sentiamo, perché è diverso?»
«Perché quello che fai tu è complesso, difficile...» Parla a fatica, quasi cercasse le parole migliori. «Scrivere, amministrare un blog, controllare i commenti. Voglio dire, è un casino.»
«Oddio, forse per te è un casino. Ma per me potrebbe essere difficile quello che fai tu, non pensi? Sono punti di vista diversi.» Chiara scuote la testa, non è convinta. Luigi interviene.
«Ok, ma potresti usare il blog per pubblicizzare il tuo lavoro di consulente! Almeno porti a casa qualcosa.»
«Sì, potrei. Ma non è il motivo per cui ho deciso di aprire il blog.»
«Questo l'ho capito, ma non è meglio trovare nuovi clienti, invece di raccontare...» Lascia la frase in sospeso.
«Invece di raccontare?» Lo incalzo, perché so dove vuole arrivare. Ne abbiamo discusso altre volte.
«Aspetti della tua vita privata, ad esempio. Io non lo farei mai, ecco. Espormi, intendo dire. Non sai mai come va' a finire... con quello che si sente in giro! Non hai paura che qualcuno ti aspetti sotto casa?»
Sorrido indulgente. «Luigi, le tue paure sarebbero fondate se non avessi esperienza del mezzo. Se mi buttassi così, allo sbaraglio, senza sapere quello che sto facendo. Ma non è così, tranquillo. Tutto quello che scrivo e pubblico lo decido io e so perfettamente quale immagine mostrare di me e quale messaggio veicolare. Sempre. Non mi sfugge nulla inconsciamente. Altrimenti non saprei fare il mio mestiere, non credi?»
Lui non si rassegna alla mia risposta.
«Sì, lo so che sei brava e sai il fatto tuo. Ti conosco. Ma proprio perché sei così brava, fossi in te impiegherei il mio tempo libero in altro modo. Magari pubblicando su cartaceo.»
«Intendi dire un libro?»
«E perché no? Non c'era quel giornalista di Roma, di cui mi parlavi tempo fa, che ti avrebbe aiutato a pubblicare la storia della Regina?»
La tavolata mi fissa senza capire che piega abbia preso il discorso. Accanto a me qualcuno chiede: «Chi è 'sta Regina?» Ma io non gli bado.
«E chi ti dice che non stia facendo pratica per poi pubblicare un libro?» Ribatto maliziosa con l'aria di chi sta tramando qualcosa. «Scrivere non è solo un'arte, ma soprattutto un mestiere. E ci vuole pratica.»
«Ah, be' allora è diverso! Se è così, mi piace. L'idea è ottima.»
Luigi pare soddisfatto. Il fine adesso è nobilitato; più vicino alla sua idea di business. Del resto è un imprenditore, non un consulente d'immagine! E mentre mi versa del vino mi chiede se ho pensato anche a dei gadgets legati al blog, perché lui potrebbe essere interessato a investire. Pensa un po'.
sabato, 31 ottobre 2009
L'ambulanza è mattiniera: oggi alle 7:30 papà è rientrato a casa, dopo 2 settimane d'ospedale. La broncopolmonite acuta è passata, ma è molto indebolito a causa degli antibiotici. Negli ultimi giorni ha avuto pochi momenti di lucidità, ma adesso, con le amorevoli cure di mamma tornerà piano piano a ristabilirsi.
Una cosa di questa vicenda mi ha però stupito: la pazienza e l'amore di mia madre.
Nonostante le incomprensioni e le difficoltà di un matrimonio faticoso, durato negli anni più per inerzia che per sentimento - lo accudisce con la stessa dedizione di una madre con il suo bambino. Tanto di cappello. Non so se sarei capace di fare altrettanto. Appartengo alla stessa famiglia, mi ha cresciuta lei, ma sono una donna diversa. Profondamente diversa. E nonostante alla fine di un percorso abbia "capito" mio padre, non riesco a provare per lui l'amore che dovrei. Ma mi accetto così. Purtroppo, se non si semina amore amore non si raccoglie.