Il Blog di Gin Castelli
Fermare i propri pensieri sulle pagine di un blog è un nuovo modo per meditare, ritrovare se stessi e i propri spazi. Stai leggendo il mio diario: ritratto semiserio di una donna molto pubblica e poco privata. Istruzioni per destreggiarsi fra mille impegni di lavoro e la famiglia!
Sono in piedi in una stanza. Dietro di me c'è un lettino. Sembra un ambulatorio ospedaliero, bianco, asettico, in penombra. Non sono sola. All'improvviso sento la mia voce dire: «Sta per nascere» e una voce, credo di donna, rispondere «non è possibile, è troppo presto». Ma non è vero, sta veramente per nascere e mi rendo conto che in mezzo alle gambe ho una piccola testa che spunta. «Ti dico che sta per nascere» allungo una mano per afferrare quella testina. Non sento alcun dolore... esce con facilità. Sto sognando?
Tiro dolcemente e dal mio corpo esce una bambina. E' bellissima, perfetta. E' pulita come non fosse stata partorita. Me la porto davanti agli occhi, penso: è mia figlia. E sento pervadermi un'emozione fortissima. Lei apre gli occhi. Sono scuri come quelli dei bimbi appena nati, ma i suoi sono immensi e profondi, come un cielo che nella notte buia brilla di stelle. Mi tuffo in quel cielo e mi sento tirare dentro il suo sguardo come appesa ad un cordone ombelicale infinito. Un brivido e dentro di me esplode amore, puro, intenso, che attraversa i confini terreni e mi porta lontano, al di là del mondo, su in alto, dove cantano gli angeli. Quegli occhi muti, bellissimi, mi raccontano cose che solo lei ed io comprendiamo. E' qui, è mia figlia ed è fra le mie braccia. Lei sorride, mi rassicura e muta dice: «Mamma».
Apro gli occhi e mi sveglio. E' il 2 gennaio di una fredda mattina, ma dentro di me c'è un fuoco che scalda. Mi alzo e sento le gambe tremare. Ho sognato. Le lacrime scendono dolci. Il mio cuore rallenta turbato. E' l'inizio: quel sogno resterà con me due giorni, vivo e reale. Ma è stato veramente un sogno?