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Il Blog di Gin Castelli
Fermare i propri pensieri sulle pagine di un blog è un nuovo modo per meditare, ritrovare se stessi e i propri spazi. Stai leggendo il mio diario: ritratto semiserio di una donna molto pubblica e poco privata. Istruzioni per destreggiarsi fra mille impegni di lavoro e la famiglia!
venerdì, 03 aprile 2009
Questa sera al Club Anni '60 di Udine ritorna la musica cubana, dal vivo, con Fito Gress e la sua banda. Impossibile mancare all'appuntamento "salsero". Credo che domattina sarà dura alzarsi dal letto... Mi aspetta  infatti una bella lezione sulla  colorimetria con le squinzie del corso di Make Up.

Vabbè, non pensiamo a domani; meglio concentrarsi sulla serata. Ci saranno parecchi salseri e "cialtroni" che rivedo con piacere e con i quali è da un po' che non ballo. Meglio scaldare i motori. Una bella lucidata alle scarpe e... via! Forse ci scappa anche qualche Bachatango... Domani vi racconto.

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martedì, 23 dicembre 2008
Yo soy salsera

Yo soy salsera - a bordo


Il ritorno a casa fu un sollievo.
Undici mesi di navigazione, girando di porto in porto senza mai rientrare a casa, senza il calore della propria famiglia, erano stati difficili anche se bellissimi dal punto di vista professionale. Un'esperienza straordinaria che rifarei, ma solo per 30 giorni!

L'idea di mettere i piedi sull'asfalto mi esaltava: finalmente camminavo su qualcosa di duro e soprattutto stabile. La città era molto cambiata. Lo ero anch'io, ma la mia voglia di salsa era rimasta tale e quale a quando l'avevo lasciata. La prima domanda che feci agli amici fu: dove si va a ballare? Era l'inizio di dicembre, mese dedicato ai festeggiamenti, l'occasione non sarebbe certo mancata. Fu così che fra baci e abbracci, fra "ben tornata" e "racconta tutto" mi ritrovai a festeggiare il Capodanno al Palmariva una mega discoteca vicino a Portogruaro che offriva una bella sala latino americana. Ero eccitatissima ma anche "spaesata": nell'ambiente del ballo, infatti, se non sei "conosciuta" non balli, fai tappezzeria, perché le donne sono sempre in esubero. L'unica salvezza è fare la carina, quindi sorridere molto e proporsi anche chiedendo un ballo. Mi misi quindi a bordo pista e iniziai a osservare le coppie. C'era tanta gente che non conoscevo, qualcuno che avevo già visto ballare in altri locali ma con cui non c'era frequentazione. Fra i ballerini notai un ragazzo nero con i capelli a spazzola: aveva uno stile eccezionale. Probabilmente era un cubano o un portoricano con il ritmo nel sangue. Ero assorta in questi pensieri quando mi venne incontro una faccia nota. Un amico di mia sorella che conoscevo da bambina. Mi era giunta voce che insegnava salsa... quale miglior occasione per "sgranchire" i miei piedi? Ballammo per quattro o cinque canzoni, volteggiando per la pista in modo elegante: portava molto bene. Ero soddisfatta come il gatto che ha mangiato il topo! Mi stava riaccompagnando al tavolo quando sentii una mano sul braccio, mi voltai e vidi il ragazzo nero. Balli? Che domande! Gli feci un sorriso a trentasei denti per togliere ogni dubbio e in una frazione di secondo mi ritrovai al centro pista avvolta in un complicato intreccio di braccia. Azz. Ero persa. Non riuscivo a stargli dietro. Lui si fermò un attimo e fissandomi negli occhi disse: "pensa solo al passo base, ti porto io." Pensa solo al passo base... come no? E' facile. Tu mi prendi, mi frulli, mi passi sotto le braccia, mi piroetti venti volte alla velocità di un minipimer, mi porti a destra e a sinistra, mi apri, mi chiudi e mi riapri - tutto in trenta secondi - e io penso solo al passobase???? Nell'istante in cui riuscii a tirar fiato gli urlai nelle orecchie: "ma cosa stiamo ballando?" Salsa cubana! Ovvio, che cavolo di domande faccio? Avevo imparato la colombiana - o venezuelana che dir si voglia - pensando fosse l'unica salsa ballabile!? Adesso ballavo cubana! Una figata pazzesca. Mezz'ora dopo avevo bisogno del respiratore: il cuore batteva a mille, grondavo sudore da ogni poro e mi si stava annebbiando la vista. Era diventata una sfida fra me e lui. Accidenti al nero! Io non avrei di certo mollato. Lui? Sembrava stesse portando a passeggio il cane. Ad un certo punto vidi avvicinarsi altre coppie. Si indicavano l'un l'altro gridando e gesticolando mettendosi in cerchio. Li guardavo stupita. Pensavo: questi sono matti, adesso vado a bere qualcosa altrimenti schiatto, ma lui non mollava la presa. Cavolo. Che vuol fare adesso?? Rueda. Ru... cosa? Rueda de casino. No, no, io non conosco quel casino, è già un casino questo, lasciatemi andare a sedere. Ma le proteste furono inutili. Con un fare molto spiccio da hombre mi disse: "è facile, pensa al passo base (te e pareva) e guarda cosa fanno le altre!" Ma che sono nembokid? Guardo, guardo. Guardo che la pista è vuota, ci siamo solo noi e ci fissano tutti. Che vergogna. Voglio andare sotto a un tavolo. Tutto inutile. Rapidamente fui presa dal vortice: tieni il tempo, fai il passo base e guarda cosa fanno le altre. Tempo: mezza frazione di secondo. Sembrava un girotondo di coppie. Un ballerino gridava dei nomi - le figure - e gli altri eseguivano in senso orario o in senso anti-orario, a seconda del comando. Dame. Enchufla para arriva. Setenta. Sombrero. Paseala. La prima. La prima con su hermana. Ero ubriaca di salsa. Mi stavo muovendo come una matta, rischiavo un embolia per mancanza di ossigeno ai polmoni e non vedevo l'ora di uscire da quel "casino". Però era divertente. Molto divertente. Quando la rueda finì fu tutto un battersi le spalle a vicenda, baciarsi e complimentarsi. Il nero mi venne vicino sorridendo: "sei brava bionda, spero di ballare con te un'altra volta." Ansimando gli risposi: "sicuro, se sopravvivo...". Si mise a ridere, mi diede la mano e disse: "sono Luis." Solo in seguito scoprii con chi avevo avuto l'onore di ballare quella sera.
 

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martedì, 09 dicembre 2008
Leggi la prima parte

Arrivai a bordo in febbraio con un repertorio forzatamente classico - standard jazz, evergreen americani, italiani, francesi e alcune bossanovas - ma con intenzioni indubbiamente trasgressive. Sapevo che il pubblico della nave sarebbe stato piuttosto  "vecchiotto" - da febbraio a maggio l'età media dei passeggeri superava i 65 -  ma ero certa che non avrebbe disdegnato un po' di movimento. Così, quando conobbi i membri dell'orchestra chiesi se fosse possibile modificare una parte del repertorio inserendo qualche pezzo latino. I ragazzi non se lo fecero dire due volte! Fra i musicisti, infatti, c'erano due brasiliani, un cubano e un argentino che non aspettavano altro. Andai a parlarne con il direttore artistico, ma... apriti cielo! Neanche avessi chiesto di suonare musica house. Quello mi guardò come fossi un'aliena: "E cosa vorresti cantare di latino?" mi chiese con aria schifata. "Beh, potrei fare qualche pezzo di India oppure della Estefan ". Mi guardò con aria assente: "Chi? Non conosco nessuno di questi di cui mi parli". Mi venne da ridere; pazienza India, ma Gloria Estefan è una colonna portante della musica commerciale latina. E lui era il direttore artistico?? Mi armai di pazienza e feci ascoltare allo sprovveduto alcuni cd di salsa che mi ero portata in valigia. Dopo un'ora aveva la stessa faccia assente di prima ma mi concesse il beneficio di una "prova", a cui lui non credeva: potevo cantare "Mi tierra" purché mi arrangiassi a coreografare il pezzo per il corpo di ballo. Tanto sapevo farlo, vero? Tutto qui? Figuriamoci. Andavo a nozze. Tre giorni dopo debuttavo con il mio show. Fu un trionfo. E anche l'inizio di una ventata di aria fresca. Dopo la salsa di "Mi tierra" seguirono un cha cha, alcuni boleri, una bellissima rumba e una serie di merengue commerciali che fecero venire il fiato corto a tutto quel geriatrico.

E il ballo? Nota dolente. Forse non lo sapete ma gli artisti che lavorano a bordo delle navi da crociera lavorano, mica si divertono! Non gli è permesso frequentare la discoteca o le sale da ballo e di conseguenza non gli è permesso ballare... Ma il regolamento non vietava di farlo nei piani riservati  ai "crew", l'equipaggio. Capitava allora che arrivasse voce - che dico voce, sussurro - di una "festa " nei piani bassi... ai quali, in gran segreto e all'oscuro del comandante, gli artisti dei piani alti erano invitati a partecipare. E lì si andava giù pesante, soprattutto di rum. Ricordo che mi dimenavo spesso con un ragazzo spagnolo, ballerino di flamenco - il cui nome mi sfugge - mooolto caliente, che ballava la salsa come io mi lavo i denti: con naturalezza. Peccato che due mesi dopo lo sbarcarono all'improvviso in seguito a una perquisizione in cabina. Si era preso in Turchia, come souvenir, dell'hashish. Ma il comandante non gradì e lo lasciò alla banchina del porto di Istanbul. Purtroppo, dopo di lui non ci furono molte occasioni di ballo, se non con un simpaticissimo peruviano, molto divertente ma poco pratico di salsa. Risi molto ma ballai poco. In compenso feci un sacco di amicizie internazionali.

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